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mercoledì 18 maggio 2011

La distruzione delle risorse naturali palestinesi: l'arma più subdola di Israele


Tra le tante armi che Israele ha usato e usa contro la popolazione civile della Striscia di Gaza, quella più subdola e devastante è probabilmente rappresentata dalla distruzione delle risorse ambientali palestinesi, attuata sotto varie forme, dall’inquinamento della falda acquifera allo sradicamento di centinaia di migliaia di alberi alla contaminazione intenzionale dei terreni agricoli con sostanze tossiche e radioattive.

Di questo tratta l’articolo che segue, scritto da Mahmoud Bakr per l’edizione di Al-Ahram Weekly di due settimane addietro, qui proposto nella traduzione di
Medarabnews.


Negli ultimi decenni i territori palestinesi hanno dovuto affrontare una serie di problemi ambientali che hanno inquinato e distrutto l’ambiente in modo rapido e grave, soprattutto a causa delle politiche dell’occupazione israeliana. Anche un incremento della popolazione ha aumentato l’inquinamento, la produzione di rifiuti e il logoramento delle varie risorse naturali. Per proteggere l’ambiente palestinese e le risorse ancora disponibili, l’Autorità Palestinese (ANP) nel 1996 creò l’Environment Quality Authority (EQA). Questo è l’ente governativo responsabile della pianificazione strategica, della legislazione, del monitoraggio e della regolamentazione di tutte le questioni ambientali. E’ inoltre responsabile del coordinamento tra tutti gli enti locali, regionali e internazionali per tutelare e sviluppare l’ambiente palestinese.

Abbiamo incontrato il principale funzionario palestinese responsabile per l’ambiente, con una delegazione di giovani presso il terzo Arab Universities Youth Forum, patrocinato dalla Youth and Environment Union a Sharm El-Sheikh.

Il direttore dell’EQA Youssef Kamel Ibrahim ha affermato che l’occupazione sionista ha fino ad ora fatto dell’ambiente un elemento del conflitto. Ci sono molti indicatori che dimostrano come le risorse e l’ambiente palestinese siano il bersaglio di una guerra di logoramento, come ad esempio i bombardamenti contro le risorse idriche e il pozzo principale che fornisce acqua alla città di Gaza, oltre ai danni intenzionali di vaste aree, tra cui lo sradicamento intenzionale di più di 500.000 alberi. Egli ha inoltre osservato che la carenza d’acqua nella regione occidentale e le scarse risorse alimentari nella parte orientale costituiscono la realtà odierna del popolo palestinese. Si tratta di un tentativo dell’occupazione finalizzato al controllo delle risorse idriche e alimentari in Palestina, ha affermato Kamel. Circa il 25% della regione di Al-Aghwar è diventata una zona militare occupata, e il popolo palestinese ne controlla meno del 40%. Egli ha aggiunto che le forze di occupazione hanno scavato 27 pozzi per raccogliere l’acqua piovana prima che essa defluisca verso i palestinesi.

Kamel ha osservato che studi geografici e geologici e alcune mappe dimostrano l’esistenza di un legame geologico tra Rafah e Sheikh Zowayd in Egitto, e la Rafah palestinese e la Striscia di Gaza fino alla città di Ashdod, occupata nel 1948. Questa connessione geologica indica che la falda acquifera sotterranea nella Striscia di Gaza si estende fino al confinante Sinai settentrionale a Rafah, Sheikh Zowayd e Areesh, il che significa che qualsiasi inquinamento del bacino idrico sotterraneo a Gaza si estenderebbe ad altre parti ad esso collegate, sia in Egitto che nei territori occupati.

Uno studio delle Nazioni Unite e della Banca Mondiale ha dimostrato che il bacino sotterraneo di Gaza è profondamente contaminato da sostanze inquinanti di nitrato e cloruro che raggiungono livelli record al di sopra di standard accettabili. Alcuni studi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) dimostrano che il nitrato permesso per il consumo umano non deve superare i 250 mg per litro, ma l’acqua in alcune zone vicino al confine di Gaza con l’Egitto, come Khan Younis e Rafah, ne contiene più di 2500mg. Ciò dimostra che l’inquinamento ha raggiunto il bacino egiziano di Rafah e da lì potrebbe inquinare Sheikh Zowayd e Areesh.

Secondo Kamel, l’elevata concentrazione di inquinanti di nitrato nelle acque di Gaza presenta un alto rischio di avvelenamento tra i neonati, soprattutto nelle zone rurali. Il programma ambientale dell’ONU stima che sono necessari 1,5 miliardi di dollari per i prossimi due decenni per ripristinare la falda acquifera sotterranea alla sua condizione precedente, cosa che comprende la costruzione di impianti di desalinizzazione per ridurre la necessità di risorse idriche sotterranee.

Il direttore dell’EQA ha evidenziato i pericoli rappresentati dalle sostanze tossiche e radioattive che Israele scarica nella Striscia di Gaza, che si sciolgono e si decompongono nel suolo e raggiungono il bacino idrico sotterraneo. Questi rifiuti tossici, radioattivi e pericolosi possono raggiungere l’Egitto attraverso gli strati geologici e la falda acquifera sotterranea. Kamel ha spiegato che questo inquinamento potrebbe non essere nemmeno avvertito dagli egiziani in quanto essi utilizzano acqua proveniente dal Nilo, e non da serbatoi sotterranei. Ma, egli ha avvertito, se in qualsiasi momento vi fosse una crisi idrica in Egitto, il paese potrebbe essere costretto a utilizzare l’acqua sotterranea presente nel nord del Sinai. Gli egiziani potrebbero rimanere sorpresi dal fatto che l’acqua sotterranea è inadatta al consumo umano o all’agricoltura, ha detto Kamel.

Egli ha aggiunto che alcuni studi dimostrano che circa il 95% dell’acqua del bacino sotterraneo è inquinata e non idonea all’uso diretto. L’ONU ha recentemente messo in guardia contro l’utilizzo di acqua proveniente dal bacino idrico per i prossimi 20 anni, fino a quando la falda acquifera non sarà riportata al suo stato naturale, e ha incoraggiato a restaurare il bacino idrico nella Striscia di Gaza e a ricercare fonti alternative. Kamel ha affermato che aerei F-16 israeliani hanno bombardato zone disabitate, “e non ne conoscevamo il motivo finché non abbiamo scoperto che i missili utilizzati contenevano prodotti chimici tossici che danneggiano direttamente il suolo e il bacino sotterraneo. Alcuni campioni di terra e le biopsie di 90 vittime cadute durante l’ultima guerra a Gaza hanno rivelato la presenza di circa 30 minerali tossici, tra cui uranio in quantità più di 30 volte superiore rispetto ai livelli permessi”.

Il direttore dell’EQA ha affermato che i terreni agricoli e il suolo sono stati direttamente e criticamente danneggiati dalle azioni israeliane. I ripetuti attacchi con missili e munizioni di vario genere hanno causato profondi crateri nel terreno agricolo, il quale è stato anche inquinato da tossine provenienti dai missili e dalle munizioni utilizzate. Le forze di occupazione hanno anche reso i terreni aridi e sterili, in particolare quelli situati nei pressi del confine, precedentemente irrigati e coltivati con ulivi e palme.
 
                             MAGNA PANI !

                          Grande, grande Teresa Pani! IN LATINO: Magna, magna Teresa Pani!


Pubblichiamo integralmente la lettera-appello che il Procuratore Capo di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, ha inviato al Corriere della Sera e che è stata da questi pubblicata. E' un messaggio chiaro che dovrebbe richiamare tutti ad un atteggiamento coerente alle responsabilità di ciascuno nel rompere il muro di omertà e quindi portare, ognuno nel proprio ambito e tutti come cittadini, il proprio contributo alla prevenzione ed al contrasto dell'illegalità e della "colonizzazione" che le mafie, a partire dalla 'ndrangheta, hanno compiuto nel nord Italia. Come Casa della Legalità, siamo impegnati da sempre su questo terreno e continueremo ad esserlo, in assoluta indipendenza, cercando di dare il nostro contributo per chiudere la partita! Sappiamo quanto sia pesante la cappa di omertà al nord... Un'omertà più vergognosa ancora di quella del sud, perché dettata, più che dalla paura, dall'opportunismo... Sappiamo anche che combattere questa battaglia significa assumersi responsabilità e pagare pesanti conseguenze, in questo Nord che non vuole far maturare gli "anticorpi" e dove le imprese preferiscono essere spregiudicate e la politica, trasversalmente, acquiescente, quando non anche, in molteplici realtà consolidate e diffuse, connivente e complice... Questo avviene perché si è ancora in pochi lungo la trincea... e se solo la maggioranza delle persone, ognuno nel proprio ambito di lavoro e di vita quotidiana, decidesse di assumersi la propria parte di responsabilità, allora il cammino per sbarazzarsi della "malapianta" sarebbe meno arduo.
L'Ufficio di Presidenza

La lettera del Proc. Giuseppe Pignatone
Caro direttore,
da circa due anni, e soprattutto dopo l'attentato alla Procura generale di Reggio Calabria del 3 gennaio 2010, gli organi di informazione hanno cominciato a dedicare un'attenzione crescente alla ‘ndrangheta e a quello che essa rappresenta per la Calabria e per l'Italia. Comincia così a essere squarciato quel cono d'ombra che, salvo momentanee interruzioni (dopo l'omicidio Fortugno, dopo la strage di Duisburg), ha nascosto per decenni la criminalità organizzata calabrese a un'opinione pubblica preoccupata da altre emergenze: il terrorismo, Tangentopoli, Cosa nostra, i casalesi.
La fine di questo cono d'ombra è un punto di importanza essenziale. Solo così è possibile comprendere la potenza e la pericolosità della ‘ndrangheta reggina che non solo ha accumulato e continua ad accumulare immense ricchezze con il suo ruolo di interlocutore privilegiato dei narcotrafficanti sudamericani, ma è anche riuscita ad espandersi in molte parti del mondo a cominciare dalla Lombardia e da altre regioni del Nord Italia. Non è un fenomeno nuovo e già in passato le indagini e i processi hanno documentato queste espansioni. Stiamo però assistendo a un'evoluzione decisiva...
Come ha documentato l'indagine «Il Crimine», frutto della collaborazione tra le procure di Milano e Reggio Calabria e che il 13 luglio scorso ha portato a 300 arresti in tutta Italia, la ‘ndrangheta è riuscita a realizzare una vera e propria «colonizzazione» in ampie zone della Lombardia, e non solo, riproducendo la sua peculiare struttura organizzativa con la creazione di decine di locali e con l'affiliazione di centinaia di persone, ma senza mai interrompere il legame essenziale con la terra d'origine a cui sono sempre rimesse le decisioni strategiche. Le stesse indagini hanno fatto emergere pure che la ‘ndrangheta si è data una struttura unitaria e degli organismi di vertice, certamente diversi e strutturati secondo moduli più flessibili di quelli più noti di Cosa nostra siciliana, ma indispensabili per governare un'associazione criminale così estesa e con interessi in tante parti del mondo. La scelta delle cosche calabresi di adottare una politica di basso profilo e la corrispondente scarsa attenzione dell'opinione pubblica hanno finora ostacolato la comprensione della sua reale natura di associazione mafiosa che, proprio perché tale, è capace di penetrare in strati sociali diversi, di acquisire alleanze e complicità, basate spesso sulla paura, ma a volte anche su calcoli di convenienza: pacchetti di voti per i politici, laute parcelle o buoni affari per professionisti e burocrati, capitali a buon mercato e ostacoli alla concorrenza per gli imprenditori e così via. Per lo stesso motivo non si è colta la capacità della ‘ndrangheta di progettare a lungo termine anche nei settori più delicati:un boss di San Luca è stato intercettato mentre programmava di concentrare tutti i voti controllati dalle cosche su sei candidati di assoluta fiducia, strategicamente scelti sul territorio, da far eleggere al consiglio provinciale e da portare, dopo un'adeguata sperimentazione, prima al consiglio regionale e poi al parlamento nazionale, così da avere in quelle sedi uomini propri, superando la mediazione spesso troppo complessa o ritenuta poco affidabile dei partiti. Quel progetto è stato stroncato dagli arresti, ma credo meriti ancora una attenta riflessione. E lo stesso cono d'ombra informativo ha impedito fin qui di cogliere non solo la diffusione dell'omertà e del silenzio in tante province lombarde, come denunziato dalla procura della Repubblica di Milano, ma, ancora e di più, la presenza della ‘ndrangheta in tanti settori dell'economia dell'Italia centrale e settentrionale, luogo ideale per investire, senza destare troppo l'attenzione, le somme ingentissime di cui le cosche dispongono. Chiarissimo è stato in questo senso l'allarme del Governatore della Banca d'Italia.
E bisogna evitare l'illusione che si possano accettare, specie in questi periodi di crisi, i capitali della ‘ndrangheta lasciando fuori dalla porta chi quei capitali offre: prima o poi costui presenterà il conto non solo con la sua forza economica, ma anche con la minaccia, implicita o esplicita, di ricorrere alla violenza. Ecco perché credo che le indagini condotte in questi anni in varie parti d'Italia siano preziose. Esse dimostrano la gravità e la pericolosità del fenomeno: per contrastarlo è necessaria l'attività di repressione da condurre, con tutte le risorse necessarie, secondo criteri di massimo rigore, ma nell'assoluto rispetto delle garanzie processuali e dei principi costituzionali; con la precisa consapevolezza che bisogna contrastare la ‘ndrangheta tanto in Calabria, dove ci sono il cuore e la testa dell'organizzazione, quanto nel Nord Italia dove ci sono le sue ramificazioni e la sua espansione economica. Ma la repressione non basta. È necessaria la reazione della società civile, con tutte le sue articolazioni, ognuna delle quali può svolgere un ruolo prezioso, innanzi tutto agendo secondo le regole e contrastando il silenzio e l'omertà: così si può sconfiggere questo cancro della società, come l'hanno definito i vescovi italiani, che mette a rischio l'economia e la democrazia del nostro Paese.
Giuseppe Pignatone (Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria)


martedì 17 maggio 2011

La spirale della violenza crea violenza e anche confusione: dolore, paura, intollernza, odio, pazzia.
Di Eduardo Galeano
I terroristi hanno ucciso lavoratori in 50 paesi nel nome del Bene contro il Male. Cosa sarebbe del Bene se non ci fosse il Male? Non solo i fanatici religiosi hanno bisogno di nemici per giustificare la loro pazzia. Hanno bisogno di nemici, per giustificare la loro esistenza, l’industria bellica e il gigantesco apparato militare degli Stati Uniti. Buoni e cattivi, cattivi e buoni: gli attori cambiano la maschera, gli eroi diventano mostri, ed i mostri eroi, secondo le esigenze di chi scrive il copione.

Lo scienziato tedesco Werner von Braun fu un cattivo quando inventò i missili V-2, che Hitler scaricò su Londra, ma divenne buono il giorno che mise il suo talento al servizio degli Stati Uniti. 
Stalin fu buono durante la Seconda Guerra Mondiale e cattivo dopo, quando ha guidato l’Impero del Male. Negli anni della guerra fredda John Steinbeck scriveva: “Forse tutto il mondo ha bisogno dei russi. Scommetto che anche in Russia hanno bisogno dei russi. Forse loro li chiamano americani”. Dopo, i russi sono diventati buoni.

Saddam Hussein era buono, e buone erano le armi chimiche che usò contro gli iraniani e i curdi. Dopo, divenne cattivo quando gli USA, che avevano finito d’invadere il Panama, invasero l’Iraq perché questo aveva invaso il Kuwait. Bush padre era a capo di questa guerra contro il male con lo spirito umanitario e compassionevole che caratterizza la sua famiglia, ha ucciso oltre un centinaio di migliaia di iracheni, soprattutto civili.

Bin Laden, amato e armato dal Governo degli Stati Uniti, era uno dei principali “guerrieri della libertà” contro il comunismo in Afghanistan. Bush padre occupava la vicepresidenza quando il presidente Reagan disse che questi eroi erano “l’equivalente morale dei Padri Fondatori dell’America”. Hollywood era d’accordo con la Casa Bianca. “Il disprezzo verso la volontà popolare è una delle tante coincidenze tra il terrorismo di Stato e il terrorismo privato”. A quei tempi, è stato girato Rambo 3: gli afgani musulmani erano i buoni. Nel periodo di Bush junior invece erano i cattivi cattivissimi.

Henry Kissinger fu uno dei primi a reagire di fronte alla tragedia. “Colpevoli quanto i terroristi sono coloro che li sostengono, finanziano ed ispirano”, sentenziò. Se è così, bisognerebbe iniziare a bombardare Kissinger. Lui risulta colpevole di molti più crimini di quelli commessi da Bin Laden e da tutti i terroristi messi insieme. Ed in molti più paesi: agendo al servizio di vari governi USA, diede “appoggio, finanziamenti e ispirazione” al terrore di Stato in Indonesia, Cambogia, Cipro, Iran, Africa del Sud, Bangladesh e nei paesi sud americani che subirono la guerra sporca del Piano Condor.

L’11 settembre 1973, esattamente 28 anni prima delle Torri Gemelle, arse il palazzo presidenziale in Cile. Kissinger aveva anticipato l’epitaffio di Salvador Allende e della democrazia cilena, commentando l'esito delle elezioni: "Non dobbiamo accettare che un paese diventi marxista per l'irresponsabilità del suo popolo".

Il terrorismo artigianale somiglia molto a quello di alto livello tecnologico, quello dei fondamentalisti religiosi e quello dei fondamentalisti del mercato, quello dei disperati e dei potenti, dei pazzi liberi e dei professionisti in uniforme. Tutti condividono lo stesso disprezzo per la vita umana: gli assassini di 2.500 cittadini schiacciati sotto le macerie delle Torri Gemelle, gli assassini dei duecento mila guatemaltechi, per la maggioranza indigeni, che sono stati sterminati senza che mai la TV o i giornali del mondo prestassero loro il minimo d’attenzione. I guatemaltechi non furono sacrificati da nessun fanatico musulmano, ma dai militari terroristi che ricevettero “appoggio, finanziamenti e ispirazione” dai governi degli Stati Uniti.

Tutti gli innamorati della morte concordano nella loro ossessione di ridurre a termini militari le contraddizioni militari, sociali, culturali e nazionali. Nel nome del Bene contro il Male, in nome dell’Unica Verità, tutto si risolve uccidendo prima e chiedendo dopo. Allah è innocente dei crimini che si commettono a suo nome. In fin dei conti, Dio non ha ordinato l’olocausto nazista contro i fedeli di Geova, e non fu Geova che ha dettato il massacro di Sabra e Shatila né che ordinò di espellere i palestinesi dalle loro terre. Forse Geova, Allah e Dio non sono tre nomi di una stessa divinità?

La spirale della violenza crea violenza e anche confusione: dolore, paura, intolleranza, odio, pazzia. A Porto Alegre, l’algerino Ahmed Ben Bella avvertì: “Questo sistema, che ha già fatto impazzire le mucche, sta facendo impazzire le persone”. E i pazzi, pazzi di odio, agiscono come il potere che li crea.

Un bimbo di tre anni, chiamato Luca, ha detto in questi giorni: “Il mondo non sa dove è la sua casa”. Stava guardando una cartina geografica. Potrebbe essere stato a guardare le notizie.

Tradotto e segnalato per Voci Dalla Strada da VANESA 
L'adesione degli ex Paesi comunisti, nonché satelliti di Mosca, ha confermato nei russi l'idea che l'Alleanza Atlantica fosse rivolta contro di loro. Il progetto di Scudo Saziale, lanciato dal Presidente americano George W Bush, ha rafforzato questa convinzione, al punto che, ancora durante l'incontro NATO-Russia a Lisbona del 19 novembre, Medvedev ha reso omaggio ad Obama per “aver ridisegnato un progetto di difesa anti-missile dell'amministrazione precedente, al quale ci opponevamo e ci opponiamo ancora”. In effetti, il nuovo scudo anti-missile, con installazioni in Polonia, Romania e Turchia, è sempre orientato ad Est, anche se alla sua realizzazione parteciperà anche la Russia: “Perché non cambia l'equilibrio tra Russia e NATO” e fa fronte a “minacce che altrimenti la Russia dovrebbe prima o poi affrontare da sola, con in relativi onerosi costi”. Il Segretario generale della NATO, Rasmussen, ha precisato che la spesa per i soli 28 Paesi membri ammonterà a “273 milioni di dollari nel corso dei prossimi 10 anni”. Il nuovo progetto di scudo non indica da quali Paesi potrebbero arrivare i missili, anche per l'opposizione della Turchia, che non può considerare come nemici la Siria e l'Iran, Paesi con i qualli è in ottimi rapporti. Non viene indicato nemmeno il Paese “canaglia” per eccellenza, la Corea del Nord, né quello più probabile, ma innominabile, la Cina. Comunque, lo scudo antimissile serve a finanziare il Complesso Miliatar-Industriale americano e occidentale, uno dei settori trainanti dell'economia mondiale, e ad alimentare la paranoia anti-terrorista, che continua ad essre il leit.motiv della politica americana: “cooperiamo ogni giorno nel modo più stretto per prevenire gli attentati terroristici e garantire la sicurezza dei nostri cittadini”. Obama, in occasione della Conferenza NATO a Lisbona, ha dichiarato che: “La NATO dovrà trasformarsi a Lisbona, dandosi un nuovo obiettivo strategico, che riconosca le potenzialità ed i partners di cui abbiamo bisogno per far fronte alle nuove minacce del 21° secolo. Partendo dal riaffermare l'essenza vitale di questa alleanza, l'impegno sottoscritto nell'articolo 5: l'attacco a uno è un attacco a tutti”.
Il richiamo all'articolo 5 del Patto Atlantico è quanto meno ipocrita, visto che nel 2000 la NATO scatenò un attacco violento contro la Serbia, che non aveva attaccato nessuno dei membri dell'Alleanza. Anche nel caso dell'Afghanistan, la NATO è impegnata, fino al 2014, nel rispondere ad un attacco solo “supposto” da parte dei Talebani, agli Stati Uniti. Inoltre, non ha senso trasformare un'alleanza, fondata per difendere un'area strategica limitata al Nord Atlantico, per operare a distanza di migliaia di chilometri dalle proprie basi: non a caso l'apparente riavvicinamento alla Russia ha prodotto l'impegno di quest'ultima a lasciar passare sul proprio territorio i rifornimenti di armi per la guerra in Afghanistan. Tanto più che la nuova area degli interessi strategici degli USA è nel Pacifico; infatti, il Presidente Obama, nel suo tour diplomatico in Asia, una settimana prima di Lisbona, aveva dichiarato che l'America: “non potrà che intensificare i rapporti on l'Asian Pacific, visto che già oggi il 60% delle esportazioni americane è diretto su questo mercato […] e che nei prossimi cinque anni l'economia dell'intera Regione dovrebbe crescere del 50%”. L'Asian Pacific Economic Cooperation è un potenziale mercato unico di 21 Paesi, dalla Terra del Fuoco, in Cile, sino a Mumbai, in India. Quest'ultima è al centro delle iniziative diplomatiche americane; così, il nuovo capo del Consiglio per la Sicurezza Nazionale, Tom Dillon ha dichiarato: “Alla fine di questo viaggio, c'è una nuova architettura asiatica che eleva l'India, e questa è una svolta storica, su un livello di interlocutore privilegiato sul piano globale”. Con l'India esisteva già un patto sull'uso civile dell'energia nucleare e, nel luglio 2005, USA e India hanno tenuto manovre militari congiunte nel Ladakh. La centralità dell'India nella strategia asiatica-USA è stata accentuata dalla proposta di Obama di cooptazione dell'India nel Consiglio di Sicurezza dell'ONU. Che nuove alleanze militari stiano rinascendo in Asia, è confermato dalle previste manovre navali congiunte tra Corea del Sud e Stai Uniti nel Mar Giallo, in coincidenza con la Crisi Coreana in atto. Queste manovre non vogliono tanto intimorire la Corea del Nord, quanto il suo unico, potente alleato, la Cina, che si è limitata a condannare le provocazioni da qualsiasi parte vengano, comprese dunque le manovre navali congiunte USA-Corea del Sud.
(http://www.romologobbi.com/)