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giovedì 28 luglio 2011

SU "CRESIA" I FULMINI DI DON PAOLO TAMMI & C.o

di PAOLO FADDA, Presidente di CRESIA - 26/07/2011

""Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Tempio Vincenzo Cristiano, in base alla richiesta del PM di quel tribunale Mario D’Onofrio, con provvedimento depositato in Cancelleria il 18 luglio scorso, ha disposto il sequestro preventivo della pagina web sul sito www.cresia.infoLettera a Benedetto XVI sul malgoverno della diocesi cagliaritana”, eseguito poi, in data 25 luglio dalla Polizia postale del Compartimento della Sardegna"".



Il provvedimento del GIP è stato assunto in dipendenza del “procedimento penale nei confronti di BANDINU Bachisio”, aperto per le indagini conseguenti in ordine al reato di cui all’art 595 co. 2 e 3 art. 13 della legge 47 del 1948, “commesso ai danni di TAMMI Paolo”(è il parroco romano autore della denuncia al tribunale ecclesiastico contro il diacono cagliaritano Michele Pirasn.d.r.) .



Nel corso delle indagini, eseguite dai funzionari della polizia postale, l’indizio per un analogo reato è stato anche esteso a FADDA Paolo, quale legale rappresentante dell’associazione CRESIA, editrice del sito sopra indicato.



* * *



Questi i documentivalidi per entrambi “come informazione di garanzia”che in questi giorni sono stati loro notificati formalmente a cura della squadra di PG. della polizia postale. Da ieri 25, quindi, dal nostro sito non è più leggibile il testo della lettera, sostituito dalla dicitura “”Tribunale di Tempio Pausaniapagina sottoposta a sequestro preventivo penale””.



Così, quella vicenda a tutti nota come “la ribellione di Sant’Eulalia” al suo Vescovo per via della rimozione di un parroco, molto amato e stimato, viene fatta uscire dallo stretto e riservato ambito dell’amministrazione ecclesiastica per entrare in quello dei tribunali dello Stato, certamente assai più “aperti” ad ogni, anche incontrollabile, risonanza mediatica.



C’è certamente in noi di CRESIA, scrivendo quest’ informativa, molto sconforto ed altrettanto turbamento: innanzitutto perché questo risvolto di quella amara vicenda estenderà inevitabilmente la eco mediatica di quel che in quella lettera avrebbe motivato la risentita denuncia del parroco romano; ed ancora, ma non secondariamente, perché l’invito delle massime autorità vaticane a segnalare quanto ritenuto di non consono all’etica ed al servizio sacerdotale, risulterebbe essere niente più che una vacua e sterile dichiarazione di buone intenzioni.



Quel che stupisce – e lo scriviamo qui con profonda amarezzaè che in quella lettera al Santo Padre il “caso” del parroco e del diacono era parte minoritaria (e non sostanziale) di un lungo ed argomentato “cahiers de doleance” espresso da numerosi fedeli sulle sofferenze in atto nella Chiesa cagliaritana per via di un pervicace e iniquo dispotismo vescovile.



Forse sarebbe stato più opportuno (se non più giusto) non oscurare quei sette punti (come i vizi capitali) con cui si segnalavano al Papa i maggiori e controversi aspetti dell’attuale governo diocesano. Ma tant’è. Noi di CRESIA, comunque, non abbandoneremo la trincea che abbiamo costruito per difendere, contro ogni intimidazione e sopruso, la libertà di parola e la dignità ecclesiastica del laicato cristiano di Cagliari. Continueremo il nostro impegno con determinazione e coraggio ancora maggiori perché si è convinti, fortemente convinti, che a questa nostra Chiesa che è in Cagliari occorra un salutare lavacro, perché possa riprendere il suo cammino, operoso nella fede e fertile di successi, sempre accompagnata dalla guida salvifica del Vangelo.


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